L’astinenza dal male trova una cura (visionaria) nel ritorno del Cav.

Barbara Spinelli ha guardato in faccia l’abisso, ci ha trovato dentro Berlusconi e l’ha raccontato ieri su Repubblica in un lungo dolente articolo: “Una nube d’oblio ci avvolge, coprendo pericoli che altri vedono ma noi no: il rientro di Berlusconi è considerato dagli italiani o normale, o un incidente di percorso. Significa che da quell’esperienza non siamo usciti. Che questo governo, troppo concentrato sull’economia e troppo poco su democrazia e diritto, non incarna la rottura di continuità che pareva promettere”.
9 AGO 20
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Barbara Spinelli ha guardato in faccia l’abisso, ci ha trovato dentro Berlusconi e l’ha raccontato ieri su Repubblica in un lungo dolente articolo: “Una nube d’oblio ci avvolge, coprendo pericoli che altri vedono ma noi no: il rientro di Berlusconi è considerato dagli italiani o normale, o un incidente di percorso. Significa che da quell’esperienza non siamo usciti. Che questo governo, troppo concentrato sull’economia e troppo poco su democrazia e diritto, non incarna la rottura di continuità che pareva promettere”.
Spinelli ha il passo oracolare di una veneranda Sibilla inascoltata in patria, costretta dunque a specchiarsi nei giudizi goffamente rancidi conficcati sulla schiena berlusconiana dai soliti commentatori stranieri, franco-tedeschi per lo più: siamo al “Padrino Parte IV”, “con Berlusconi il paese si riavvicinerà al baratro” (Süddeutsche Zeitung); “guardate che i mercati stanno cominciando a considerare con terrore l’ipotesi di un ritorno di Berlusconi al potere” (Nouriel Roubini), e via così. Spinelli sembra soffrire fisicamente della presunta indifferenza con la quale gli italiani accolgono la rentrée agonistica del Cav. E in modo speciale è delusa da chi, nel Partito democratico, osa temere non già il fatto in sé ma il disseppellimento dell’antiberlusconismo e delle “ammucchiate contro il Cavaliere” (Enrico Letta). Perché di ammucchiate antiberlusconiane, lamenta invece Spinelli, “se ne sono viste poche in 18 anni”. E anzi, se siamo a questo punto, se l’eterno ritorno del cattivo dalla sua rabbiosa latenza è stato possibile, c’è chi porta responsabilità più alte ancora perché proporzionate alla sua autorevolezza e alle aspettative ingenerate dalla sua potente irruzione nell’Italia che si credeva finalmente postberlusconiana. Costui è il presidente del Consiglio Mario Monti, capo di una giunta tecnocratica colpevole della mancata deberlusconizzazione italiana, dunque sospettabile d’intelligenza col nemico ancestrale.
Nella riflessione di Barbara Spinelli è contenuto lo spettro completo della demonologia cara a Repubblica. In superficie affiora – non certo per la prima volta – la convinzione che l’Italia abbia sospeso invano la democrazia, e che ora quella stessa democrazia elettorale attenda ghignante di vendicarsi al prossimo volgere di clessidra. Con il volto del Cav. Ma al fondo di questo incubo, mentre Lady Spread danza invasata sulle disillusioni dei republicones, traspare anche la presenza limacciosa di una fascinazione. Una fascinazione stanca ma vivida nei confronti dell’incubo berlusconiano. Come fosse la dipendenza da uno stupefacente politico mai surrogato a sufficienza dacché il Cav. ha dovuto lasciare Palazzo Chigi. La fissazione non sempre è peggio della malattia, a volte serve a curare l’astinenza.